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1 settembre 2026

Cos'è l'anno fiscale, e quando conviene che non coincida con l'anno solare

L’anno fiscale, quello che nei paesi anglosassoni chiamano “fiscal year” e che nel codice civile si chiama esercizio, è il periodo di dodici mesi su cui un’azienda tiene la contabilità, redige il bilancio e calcola le imposte. Non deve per forza coincidere con l’anno solare. Ma in Italia chi può sceglierlo, e come, dipende dalla forma della società. Questa guida mette in fila le regole e i casi in cui ha senso scegliere date diverse.

Anno fiscale e anno solare

L’anno solare va dal 1° gennaio al 31 dicembre. L’anno fiscale è il periodo che la società si dà per misurare la propria gestione: dodici mesi, di regola, con una data di inizio e una di chiusura scritte nello statuto.

Per la grande maggioranza delle aziende italiane le due cose coincidono. È la scelta più semplice: i software sono impostati così, il commercialista lavora così, le scadenze fiscali sono pensate così. Ma non è l’unica possibile.

ChiAnno fiscale
Ditte individuali, professionistisempre l’anno solare
Società di persone (snc, sas)l’anno solare
Società di capitali (srl, spa) e entiil periodo scritto nello statuto, anche “a cavallo”

Per le persone fisiche e le società di persone il periodo d’imposta è per legge l’anno solare. Per le società di capitali coincide con il periodo fissato dallo statuto: se lo statuto non dice nulla, o fissa una durata di più anni, vale l’anno solare.

L’anno fiscale “a cavallo”

Un anno fiscale che non coincide con l’anno solare si chiama, nel gergo, esercizio a cavallo: per esempio dal 1° luglio al 30 giugno dell’anno successivo. Si indica con i due anni che tocca, “2025/2026”, e in inglese con l’anno in cui si chiude, “FY26”.

Lo scelgono le società la cui attività ha un ciclo che non finisce a dicembre:

  • Le società sportive: quasi tutti i club di calcio chiudono al 30 giugno, a fine stagione, così campionato e mercato stanno nello stesso bilancio.
  • Le aziende agricole: la chiusura segue la campagna, dopo il raccolto e la vendita, non a metà.
  • Il turismo stagionale: uno stabilimento o un hotel di montagna può chiudere dopo la stagione, così incassi e costi di quella stagione stanno nello stesso anno fiscale.
  • Le scuole e la formazione: l’anno segue quello scolastico o accademico.
  • Le società controllate da gruppi esteri: spesso adottano l’anno fiscale della casa madre, per consolidare i conti senza sfasature.

Il criterio è sempre lo stesso: chiudere i conti subito dopo il periodo più intenso, così un ciclo intero sta in un solo bilancio invece di essere spezzato in due.

Come si sceglie e come si cambia

L’anno fiscale si fissa nell’atto costitutivo. Chi vuole cambiarlo dopo deve modificare lo statuto: serve un’assemblea straordinaria davanti al notaio, e la modifica va depositata al Registro delle imprese. Nel passaggio si crea un periodo transitorio più corto, che va gestito con il commercialista, perché il periodo d’imposta non può superare i dodici mesi.

Vale la pena cambiare solo se il beneficio è concreto: un bilancio che racconta un ciclo intero, confronti tra anni finalmente omogenei, un allineamento con il gruppo. Cambiare per una convenienza fiscale di breve periodo di solito non ripaga il lavoro.

Cosa cambia in pratica

Con un anno fiscale a cavallo alcune cose seguono l’anno fiscale e altre no.

  • Il bilancio si chiude alla data dello statuto, e i termini per approvarlo si contano da lì: di regola entro centoventi giorni dalla chiusura.
  • Le imposte sui redditi (IRES, IRAP) seguono l’anno fiscale: la dichiarazione e i versamenti si calcolano sulla data di chiusura, non sul 31 dicembre. Le date esatte le dà il commercialista, perché cambiano con la data di chiusura.
  • L’IVA no: liquidazioni e dichiarazione IVA restano sull’anno solare, qualunque sia l’anno fiscale. È il punto che crea più confusione a chi passa a un anno fiscale a cavallo.
  • Le scadenze verso i dipendenti (certificazioni, conguagli) restano sull’anno solare.

I periodi dentro l’anno fiscale

Qualunque sia l’anno fiscale, i dodici mesi si dividono in periodi più corti: mesi, trimestri. Ogni periodo ha la sua chiusura: si riconciliano i conti, si registrano le scritture, si fissano i numeri. È il momento in cui ci si accorge se qualcosa non torna, e prima ce ne si accorge meglio è.

Alcune aziende, soprattutto nel commercio e nella ristorazione, usano per il controllo di gestione un calendario a settimane: quattro settimane, quattro settimane, cinque settimane per ogni trimestre, così ogni periodo finisce sempre lo stesso giorno della settimana e i confronti tra periodi sono puliti. È un calendario gestionale, non fiscale: il bilancio e le imposte seguono comunque l’anno fiscale.

Cosa significa per una PMI

Se la tua è una ditta individuale o una società di persone, non hai scelta: anno solare. Se è una srl o una spa, la scelta esiste, ma conviene solo se il tuo ciclo ha davvero una stagione. Nel dubbio, l’anno solare resta la strada più semplice.

Quello che conta più della data di chiusura è come arrivi a quella data. Se fatture, movimenti bancari e documenti sono già abbinati e categorizzati durante l’anno, la chiusura, a dicembre o a giugno, è una verifica e non una ricostruzione. È il lavoro che Ditta fa da sola, mese per mese, così che a fine anno fiscale i numeri siano già lì.


Guida scritta per le aziende italiane. Le regole citate sono quelle generali del codice civile e del testo unico delle imposte sui redditi: per il tuo caso specifico, le date e le eccezioni le conferma il commercialista.

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